Alzheimer – il diabete di 3° tipo (1a parte)

Alzheimer – il diabete di 3° tipo (1a parte)

 

Il punto di vista del nutrizionista

Le patologie che riguardano il sistema cardiovascolare (ipertensione, infarti, colesterolo alto), nella maggior parte delle occasioni, si possono prevenire o curare attraverso un cambiamento dello stile di vita.

Quando andiamo dal cardiologo, oltre alla terapia farmacologica quando necessaria, i primi consigli al cambiamento riguardano il fumo, l’alcol, il peso e il movimento.

Tutti siamo d’accordo: il nostro stile di vita può provocare problemi al cuore.

Invece, per quanto riguarda il nostro cervello, tendiamo a pensare che le malattie del sistema nervoso centrale siano semplicemente di derivazione genetica e che qualche persona più sfortunata verrà colpita mentre altri ne sfuggiranno. Ci capitano e basta.

Ma è davvero così? Il cervello, a differenza del cuore, è un organo sul quale non influisce il nostro stile di vita?

Le ultime evidenze scientifiche sono abbastanza chiare e sorprendenti: quello che mangiamo può prevenire o curare alcune patologie del sistema nervoso centrale. È vero che siamo ciò che mangiamo.

Quello che leggerete nelle prossime righe potrà sorprendevi (i dati sono eloquenti) e vi porrà di fronte a domande e dubbi, rispetto ai quali anche gli stessi studiosi fanno fatica a rispondere.

Diciamo che il cervello è composto per il 60% da grasso e che per questo e altri motivi lavora meglio con i grassi rispetto agli zuccheri: non solo, gli zuccheri sono un veleno per il cervello! Secondo alcune ricerche il rischio di sviluppare un deterioramento cognitivo lieve, spesso precursore del morbo di Alzheimer, aumenta di quasi quattro volte negli anziani che assumono molti carboidrati. Chi invece assume più grassi sani ha il 42% di probabilità in meno di sviluppare problemi di memoria, di linguaggio, di pensiero e di giudizio.

Nel 1998 alcuni ricercatori olandesi scoprirono che i cervelli delle persone affette da Alzheimer presentavano quantità molto ridotte di colesterolo e acidi grassi liberi tanto da concludere che “un livello elevato di colesterolo è associato a una migliore funzione della memoria”. Cosa?! Bassi livelli di colesterolo nel sangue sono associati anche a demenza ed inoltre, il pericolo di contrarre il morbo di Parkinson nei soggetti con il colesterolo LDL (quello cattivo) più basso registrava un incremento approssimativo del 350%!

Ebbene sì! Quando i livelli di colesterolo sono troppo bassi, il nostro cervello non funziona bene. Al contrario valori di colesterolo più alti sono associati a una funzionalità cerebrale migliore. Attenzione però, quando il colesterolo si ossida diventa molto pericoloso per noi (può formare le famose placche all’interno delle arterie). Ma quale elemento va a ossidare il colesterolo più di tutti? Lo zucchero!

È chiara l’associazione tra zucchero e obesità, cardiopatie, diabete e sindrome metabolica e per quanto riguarda il cervello?

Lo zucchero sembra essere un problema per il cervello. L’iperglicemia (concentrazione di zucchero elevata nel sangue) contribuisce al deterioramento cognitivo attraverso un processo che si chiama glicazione: per farla molto breve, lo zucchero in eccesso si lega ad alcune proteine cellulari e ne impedisce il normale funzionamento, questo tipo di legame porta a produzione di radicali liberi (infiammazione) e morte cellulare. Questi gravi danni cellulari sono i precursori di malattie come l’Alzheimer. Quindi, per ridurre e prevenire questi problemi cosa dobbiamo fare? Semplice, diminuire lo zucchero!

La dieta chetogenica può essere una soluzione. Questo tipo di approccio prevede il forte aumento dei grassi alimentari e l’esclusione quasi totale degli zuccheri, il cervello inizia a lavorare con i grassi, un combustibile molto più efficiente rispetto allo zucchero.

La dieta chetogenica viene utilizzata nelle epilessie, nelle emicranie, nella SLA e sclerosi multipla, nell’autismo, nella depressione e anche nei disturbi da deficit di attenzione e iperattività.

In generale in tutte quelle situazioni in cui il sistema nervoso centrale è coinvolto.

È una dieta fortemente sbilanciata per definizione e quindi deve essere seguita con l’aiuto di un professionista esperto. È assolutamente sconsigliato il fai da te. Si può seguire per brevi periodi e ciclizzare durante le varie fasi dell’anno. Non è facile da seguire in alcune occasioni (soprattutto a livello sociale), ma è un ottimo approccio purtroppo poco considerato.

Eliminare dalla vostra dieta bibite, dolci e zuccheri in eccesso, ma aumentare formaggi grassi, burro, pesce e uova può di gran lunga prevenire gravi problemi tardivi di salute e migliorare la vostra terza età, perché no?

Marco Favasuli, biologo nutrizionista

Tratto da: Grain Brain: The Surprising Truth about Wheat, Carbs, and Sugar–Your Brain’s Silent Killers di David Perlmutter con Kristin Loberg.